Introduzione
Tutto nasce da una giovane Società tecnologica, Phase Motion Control, fondata da un gruppo di ricercatori nel 1994, specializzata in sviluppo e produzione di componenti meccatronici per automazione e generazione di energia. Tutto quanto viene prodotto dalla Società è progettato al proprio interno con una forte componente di ricerca. La Società oggi concentra R&D e una parte della produzione nella sede di via Adamoli in Molassana, e opera anche nello stabilimento Phase Motion Control Ningbo in Cina, fondato nel 2001 e di cui detiene il 51%.
La costante crescita dell’attività, soprattutto nei settori in espansione della generazione e conversione di energia, rende necessaria la localizzazione di una nuova sede primaria di maggiori dimensioni, operazione difficilissima a Genova; d’altronde, la società è di natura prevalentemente tecnica e il proprio patrimonio è tutto costituito dalle persone e dalle loro conoscenze e creatività, per cui il trasferimento oltre Appennino, così comune tra le imprese liguri che non trovano spazi per crescere, non sarebbe logico.
Phase Motion Control ha quindi individuato una vasta area (circa 20 ettari) in località Molassana, costituita da una valletta terminante in una vecchia discarica di inerti.
L’area in oggetto è di dimensioni ben superiori alle necessità strettamente industriali della Società; d’altra parte, la stessa è afflitta da importanti problemi idrogeologici, che ne hanno motivato l’abbandono ed il decadimento per almeno mezzo secolo
Al momento, la parte terminale della vallata, corrispondente alla vecchia discarica, è in effetti destinata dal PUC all’insediamento di attività produttive, ma questo potenziale è rimasto inutilizzabile, ed inutilizzato, a causa di vincoli incrociati di natura idrogeologica (la tombinatura abbandonata sotto la discarica la rende di fatto inedificabile in larga parte) dal fatto che il piano di bacino del Bisagno è in contraddizione con il PUC, e dal fatto che la discarica è inadatta alla realizzazione di volumi importanti. Il superamento di questi limiti ai soli fini dell’edificazione industriale è stato considerato dagli speculatori immobiliari troppo costoso e di tempistica incerta e quindi la vallata è stata abbandonata al degrado per un oltre decennio.
Sempre secondo il PUC, l’insieme della vallata consente anche l’edificazione di alcuni volumi ad uso civile, nella parte alta verso S. Eusebio, che potrebbero essere utilizzati per ridurre l’esposizione finanziaria di Phase Motion Control e consentire quindi l’avvio del risanamento della vallata; gli stessi sarebbero anche offerti ai propri dipendenti.
Anche questa operazione, che sarebbe necessariamente sinergica alla prima, lascerebbe la maggior parte della vallata nello stato attuale di abbandono e sarebbe quindi auspicabile, anche se impegnativo, integrarla in un quadro più completo. Quest’ultimo elemento è forse la maggiore sfida; trasformare la maggior parte dell’area, che è destinata a verde ed è oggi abbandonata, da un limite in una risorsa generale. Si è quindi ipotizzato di avviare una attività agricola per mantenere il territorio, finanziandola per quanto possibile con le risorse che Phase Motion Control avrebbe destinato a soggetti terzi, come la produzione di prodotti orticoli per la mensa, ed eventualmente per le altre attività vicine. Un altro impiego della vallata si focalizza in un piccolo osservatorio astronomico (vedi oltre).
In questa situazione, la Società ha quindi progressivamente immaginato un progetto più vasto e organico di quello iniziale, e soprattutto aperto ad altre attività e cooperazioni, che prevede il risanamento e la riqualificazione di tutta la vallata, non solo al fine di realizzare una nuova sede. Questo con l’impiego delle tecnologie innovative studiate da Phase M.C. nel settore energetico e dello sviluppo sostenibile, per la restituzione di un territorio dedicato all’innovazione e alla sperimentazione, e anche aperto ad altre Società o enti di comune ispirazione verso la ricerca energetica ed elettronica. Questo polo tecnologico permetterebbe sinergie e progresso superiori rispetto a quanto può essere conseguito da una singola Società. E’ quindi nato il progetto Proxima.
